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"A Mondragone c'è il diavolo" è una raccolta di nove avvolgenti racconti di angoscia e di orrore: bambini che incontrano il Diavolo, apparizioni perverse, possessioni, esorcismi e menzogne della mente. Un tuffo nel lato oscuro della realtà ricco di riferimenti cinematografici al cinema di genere, sopratutto italiano, ad opera di Giona Nazzaro, giornalista pubblicista e critico cinematografico, autore di saggi sul cinema e sulla musica, in passato membro del comitato di selezione del Torino Film Festival e direttore di produzione della Noshame films. L'ho incontrato per questa "diabolica" sick-intervista letteraria.
Ciao Giona, benvenuto sul magazine di Sick girl. Sei critico cinematografico e giornalista pubblicista. Da dove nasce il tuo desiderio di scrivere storie?
Come al solito per scommessa. O per meglio dire su richiesta di un amico che dagli Stati Uniti si ricorda di cose che avevo scritto per il cinema, riconoscendo in esse una forte vena narrativa, bontà sua. Così, il primo racconto, che mi si è presentato direttamente con il titolo del libro, ha permesso l'affiorare del resto della covata malefica. Il libro come lo vedi è pressapoco l'ordine in cui i racconti sono stati scritti. Tutto è venuto molto rapidamente. Il vero processo di scrittura è stato in realtà la riscrittura. Che è un processo lungo, doloroso, necessario. Non si scrive mai. Si riscrive sempre. La voce va modulata sempre.
Il leit motiv dei racconti è la presenza demoniaca, maligna, che scorre come un'insinuante melodia che confonde e possiede gli uomini. Da dove viene questa scelta?
Dalla mia formazione cattolica. Da bambino credevo fortemente alla presenza del diavolo che avvertivo aggirarsi per casa anche di pomeriggio quando mia madre andava a fare la spesa. Non c'era bisogno che calasse il sole per sentire la presenza del diavolo. Per anni ho avvertito la presenza del demonio nella mia vita alimentata ovviamente dall'educazione cattolica e dalle sue minacce di pene eterne. Con il mio libro mi riprendo il demonio. Lo faccio mio. Diventa mio alleato. Restituisco all'oppressione cattolica ciò che è sempre stato loro ma dopo averlo fatto mio. Nel mio libro dio (minuscola obbligatoria) non esiste. Esiste il diavolo. Lui è l'altro. L'avversario. Il nemico. Il caduto. Non il Satana libertario di LaVey, né tantomeno il Satana/Odino del primissimo Burzum. Il mio diavolo è il diavolo dell'inquisizione cattolica che nelle pagine del libro si muove senza contrappesi inutili di una controparte che comunque non l'ha mai tenuto a bada. Tutto ciò che ci hanno sempre detto che esisteva per farci paura, io lo faccio mio e lo riporto in vita. Una vendetta poetica, se vuoi. L'orrore del mio libro è l'orrore del catechismo cattolico che ti prepara alla prima comunione. Non faccio altro che rispedire il tutto al mittente. Pedagogia della libertà.
Chi è per te il Diavolo, oggi? E tu, hai paura del Diavolo?
Il diavolo, il male assoluto, è troppo alto per essere paragonato agli innumerevoli dilettanti in giro per il mondo che aspirano al suo trono di pece. I cosiddetti diavoli di oggi sono solo degli avvilenti e mediocri principianti. Il male è una cosa seria. Cito a memoria un poeta americano: bisogna conservare puro il peccato, altrimenti ci avvelenerà. Non ho ho paura del diavolo. Temo dio e la sua prevedibilità.
Nove racconti di angoscia e orrore scritti da un apprezzato critico cinematografico. La domanda mi sorge spontanea: quali sono i film che hanno ispirato la tua creazione?
Nessun film ha ispirato i miei racconti. Ciò che li ha alimentato sono i sapori della mia terra: l'origano, i capperi, l'olio, il basilico, il vino, il sole, la tenerezza di una dura aspra e cruda. I miei racconti sono la mia malinconia per una terra che non ho conosciuto ma so che è esistita. Forse. Ciò che pulsa nel libro, invece, è il rimpianto per ciò che è diventata.
Parliamo del paesaggio: paesini spenti e paesaggi desolati. Quasi l'inferno in terra, o la terra che porta i segni dei peccati degli uomini...
E' così. La terra è avvelenata dalla stupidità della superstizione e del male banale e ottuso che ne deriva.
La sottile linea rossa della follia sfiora alcuni dei personaggi della raccolta, che sembrano gli unici in grado di vedere la "verità". Il folle è forse colui che vede ciò che gli altri si ostinano a ignorare?
Non credo. nel mio libro nessuno "vede". Sono tutti ciechi abitanti di un regno buio. Qualcuno intuisce, forse, qualcuno tenta di salvarsi, ma nessuno vede. Sarebbe stato come calare il mio punto di vista dall'esterno in un mondo che non lo prevede. Avrei fornito inevitabilmente le chiavi di lettura. Così resta l'ambiguità che permette a ciascuno di farsi la sua lettura senza indicazioni guidate.
Qual'è il racconto a cui ti senti più legato e perchè?
Direi tutti. Ognuno di essi mi ha portato dei doni.
La leggenda de "Il muratore del Diavolo" è molto affascinante. Ce la vuoi narrare in breve? Fa parte del folklore e ti ha ispirato il racconto omonimo, o è di tua invenzione?
Si tratta di un'invenzione di sana pianta sviluppata osservando dei segni neri sul soffito di casa. Ho iniziato a improvvisare la storia a Carla, che stava stesa al mio fianco, e il racconto l'ho iniziato a scrivere il giorno dopo.
E ora è il momento dei consigli letterari e cinematografici. Tre film e tre libri da vedere e leggere assolutamente.
Mi limito a un libro: RAPSODIA SU UN SOLO TEMA di Claudio Morandini
Cosa bolle in pentola? Progetti futuri...
Per il momento sto buono.
E per terminare come sempre la nostra Sick intervista, salutaci con qualcosa di sick.
Cito Marlowe: Seppure avessi mille anime le offrirei tutte a Mefistofele!
Per saperne di più: Giona Nazzaro su Facebook